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Tutto quello che c’è da sapere sulla definizione di neonato secondo le raccomandazioni dell’OMS

Il termine « neonato » circola nei libretti sanitari, nelle ricette pediatriche e nelle guide per genitori senza che il suo significato esatto sia…

Jeune mère tenant un nourrisson emmailloté dans une couverture blanche dans une chambre de bébé apaisante

Il termine « neonato » circola nei libretti sanitari, nelle prescrizioni pediatriche e nelle guide per genitori senza che il suo significato esatto sia sempre compreso. L’Organizzazione Mondiale della Sanità utilizza questa parola in un contesto preciso, distinto da quello del dizionario o del linguaggio comune. Comprendere questa definizione permette di leggere meglio le raccomandazioni sanitarie che ne derivano, in particolare quelle relative all’alimentazione e al monitoraggio medico dei piccolissimi.

Neonato, lattante, bambino: dove l’OMS pone i confini

La confusione più frequente oppone « neonato » e « lattante ». L’OMS definisce il periodo neonatale come i primi 28 giorni di vita. Superato questo limite, il bambino entra nella categoria del lattante, che si estende generalmente fino a 12 mesi nelle classificazioni sanitarie internazionali.

Questa differenza tra i riferimenti non è aneddotica. Spiega perché alcuni documenti medici francesi parlano ancora di « lattante » per un bambino di 18 mesi, mentre i protocolli dell’OMS applicano raccomandazioni distinte oltre il primo anno.

L’ANSM, l’agenzia francese del farmaco, utilizza le proprie classi di età pediatriche per il dosaggio dei trattamenti. Un farmaco prescritto a un « lattante » secondo l’ANSM non copre necessariamente la stessa fascia d’età di un protocollo OMS destinato ai lattanti. Per approfondire la definizione del lattante su La Family, il confronto di questi riferimenti illumina le sfumature tra uso medico e uso comune.

Perché la definizione OMS del lattante è funzionale e non solo cronologica

Pediatra che esamina un lattante durante una consultazione medica in uno studio pediatrico

Ridurre la nozione di lattante a una semplice fascia d’età fa perdere una dimensione che l’OMS integra nelle sue raccomandazioni recenti. Le linee guida pubblicate nel 2023 sulle cure per i prematuri e i bambini a basso peso alla nascita illustrano questo approccio: lo stato clinico del bambino prevale sulla sua età anagrafica.

Un bambino nato prima delle 37 settimane di amenorrea è prematuro. Rimane anche un lattante una volta superato il periodo neonatale. Questi due stati coesistono senza confondersi. L’OMS raccomanda in particolare l’uso precoce delle cure materne kangaroo quando lo stato clinico lo consente, indipendentemente dal numero di giorni trascorsi dalla nascita.

Questo approccio funzionale ha una conseguenza diretta sul monitoraggio dello sviluppo. L’età corretta è necessaria per valutare un lattante prematuro: i professionisti della salute non confrontano un bambino nato a 32 settimane con le curve di crescita di un bambino nato a termine della stessa età civile. La differenza può rappresentare diversi mesi di sviluppo motorio o cognitivo, e applicare i riferimenti sbagliati porta a diagnosi errate.

Allattamento esclusivo e alimentazione complementare: il calendario OMS per il lattante

Le raccomandazioni alimentari dell’OMS strutturano la vita del lattante in due fasi distinte. La prima copre i primi sei mesi: l’allattamento materno esclusivo è raccomandato durante questo periodo. L’OMS e l’UNICEF raccomandano che l’allattamento inizi nell’ora successiva alla nascita.

La seconda fase inizia a sei mesi con l’introduzione di alimenti complementari solidi, sicuri e nutrizionalmente adeguati. L’allattamento continua in parallelo fino a due anni o oltre. Questo calendario non è arbitrario: si basa sui bisogni nutrizionali del lattante, in particolare di ferro, le cui riserve accumulate durante la gravidanza si esauriscono intorno al sesto mese.

I dati dell’OMS stimano che quasi 400.000 decessi di bambini sotto i 5 anni potrebbero essere evitati ogni anno se l’allattamento esclusivo per sei mesi e la sua continuazione fino a due anni fossero generalizzati. Questo numero pone l’alimentazione del lattante al rango di priorità della salute pubblica globale, oltre a un semplice scelta genitoriale.

Cosa comprende concretamente l’alimentazione complementare

L’espressione « alimenti complementari » non si riferisce a qualsiasi cibo proposto a un lattante di sei mesi. L’OMS definisce questa fase attraverso diversi criteri:

  • Gli alimenti devono essere adattati in consistenza e dimensione per limitare il rischio di soffocamento, con una progressione verso pezzi più solidi nel corso dei mesi
  • Il apporto di ferro e di nutrienti di origine animale (carne, pesce, uova) completa il latte materno, la cui quantità di ferro non è più sufficiente a coprire i bisogni dopo sei mesi
  • La varietà di frutta e verdura contribuisce alla diversificazione del microbiota intestinale e all’accettazione graduale di nuovi sapori
  • La frequenza dei pasti aumenta gradualmente: da due a tre pasti al giorno tra sei e otto mesi, fino a tre o quattro pasti oltre

L’introduzione troppo precoce di alimenti prima dei sei mesi, o troppo tardiva dopo gli otto mesi, è associata a rischi nutrizionali diversi ma documentati nelle pubblicazioni dell’OMS.

Nonna che tiene teneramente un lattante addormentato in un accogliente salotto familiare

Malnutrizione del lattante: i numeri che delineano la questione globale

Le stime pubblicate dall’OMS per il 2024 danno la misura del problema. Tra i bambini di meno di 5 anni nel mondo, 150 milioni presentavano un ritardo nella crescita, 43 milioni soffrivano di magrezza (peso insufficiente rispetto all’altezza) e 36 milioni erano in sovrappeso.

La metà dei decessi di bambini in questa fascia d’età è attribuibile alla malnutrizione. Questa constatazione spiega perché l’OMS colleghi sistematicamente la definizione del lattante a protocolli alimentari precisi: la parola « lattante » porta con sé l’idea di nutrimento, e le raccomandazioni che la accompagnano mirano a ridurre questi numeri.

I limiti dei dati disponibili

Queste statistiche aggregano realtà molto diverse a seconda delle regioni. I feedback sul campo divergono sull’applicabilità delle raccomandazioni OMS in contesti di crisi alimentare, di spostamento di popolazioni o di accesso limitato alle cure. L’OMS stessa riconosce la necessità di adattare le sue linee guida a situazioni eccezionalmente difficili, senza però abbassare l’obiettivo di allattamento esclusivo per sei mesi.

La definizione del lattante secondo l’OMS non è solo una questione di vocabolario medico. Condiziona protocolli di alimentazione, monitoraggio dello sviluppo e prevenzione della malnutrizione che riguardano centinaia di milioni di bambini. Confondere neonato e lattante, o ignorare la nozione di età corretta nei prematuri, può falsare l’interpretazione delle curve di crescita e ritardare un intervento adeguato.

Tutto quello che c’è da sapere sulla definizione di neonato secondo le raccomandazioni dell’OMS